Scherziamo spesso noi, buttandola sul ridere, che tanto poi ci siamo simpatici e lo sappiamo.

Parlavo di empatia, ma descriverla a parole non può essere fatto perché è sintonia, una sorta di lunghezze d’onda sintonizzate, che se così è, le persone diventano amiche e arrivano a capirsi con il solo sguardo. Mi incuriosisci e non ne faccio mistero, d’altronde l’attenzione non me la cattura quasi nulla e quasi nessuno, ma tu sì.

Resti affascinante nel mantenere i tuoi ritmi serrati e sconosciuti, così come l’eleganza con la quale ti districhi è di quelle per le quali hanno buttato lo stampino, e allora io voglio tenermi stretto quel tempo interminabile di attesa pensando che i piccoli miracoli passano dalle mani degli uomini e arrivano al loro sguardo, per poi toccargli il cuore.

 

Chi sei tu, e quali scelte hai fatto nella vita?

 

Se ti guardo sorrido, e sorridi anche tu; forse siamo entrambi incantati dalla nostra comunicazione silenziosa, che se qualcosa nella mia giornata è andata storta te ne accorgi e cominci a farmi mille domande, con un rispetto e una delicatezza e un’ironia per le quali ti direi volentieri, siedi che ti racconto.

 

 

Al di là dei ruoli e delle necessità, ci sono anime libere che riescono a scindere e a prescindere, e lo fanno con una naturalezza tale da portarti a parlare di una finestra in legno bianco e di un raggio di sole anche quando fuori è buio e la vita ti mette alla prova; tale da rendere una rotellina nera di liquirizia uno dei regali più significativi e cari che possiedo.