Mi basterebbe capire perchè porti l’orologio al polso destro, mi basterebbe così poco, e sarebbe sufficiente prendere un aereo, passare lì un paio di giorni e ricordarmi di chi ero davanti al mare, di come riuscivo ad essere insieme a te, insieme a voi. Mi accontenterei di essere nei tuoi pensieri ogni tanto, e mi piacerebbe che poi vi riuscisse naturale sapermi prendere e immedesimarvi nei miei pensieri, e magari riuscire a capire cosa c’è nel tuo sorriso che mi piace e cosa in quella pubblicità che mi fa tremare. Avrei voglia di un manuale di istruzioni della vita, così da poterlo appallottolare e gettare via, così come mi piacerebbe che la mancanza fosse solo apparenza e mai sostanza, mai così ingombrante come sanno fare i sentimenti importanti, che ti condizionano e ti accompagnano; così bello come quella volta e i nostri cinque metri, così come la maschera sul fondo del Mediterraneo, così come l’ottovolante o i tuoi consigli e le tue domande e i tuoi silenzi che mi guarivano, che mi capivano. Me la prendo con il tempo che passa, che sa essere anacronistico e sfuggente, me la prendo con me stessa che non ho saputo gestirlo il tempo, che mi sono imbattuta sempre in una corsa continua, e me la prendo con il gioco del pc che non capivo, con le rane e le stelle, con i pomodori e i braccialetti, quelli dell’amicizia, quelli che compri te li leghi al polso e restano lì anni e anni a farti compagnia, simboli di un periodo, promemoria di persone e posti. Me la prendo con tutto questo perché è tutto quello che mi sono illusa di poter stringere a lungo e che oggi rimpiango.

E lo faccio con un sorriso pieno d’affetto e un pianto liberatorio.

E tu mi manchi, mi manchi come mai.

E vorrei che mi abbracciassi forte e mi ricordassi chi sono e qual è la mia strada.