Ero scettica fino a ieri, non per i democratici, non per i repubblicani, ma perché al solito mi nascondevo dietro una barriera di disillusione che impari a tirar su per non farti troppo male.
Ma oggi lo guardo bene Barack Obama, lo guardo negli occhi, ne ripercorro la storia, e mi soffermo sulle sue parole. E mi sono detta, forse è ora di dare fiducia, di provare a pensare che le parole non rimarranno solo parole, che forse è davvero arrivato chi sarà in grado di cambiare, chi avrà il coraggio di dire no quando andrà detto, e di assumere una posizione scomoda rifiutando di scendere a compromessi troppo grandi, di far rinascere una nazione e di riaccendere l’amore per un paese, di fare di un incarico difficile e rischioso la missione di una vita, lo scopo per un mondo migliore, la voglia di qualcosa di diverso e di più pulito.
Lo guardo oggi Barack, guardo l’America, e mi lascio contagiare dall’entusiasmo statunitense come fosse una benedizione arrivata per scuotere questo mondo apatico e sopraffatto dagli interessi, come se la loro voce e quella del loro nuovo Presidente fossero in grado di risvegliare le coscienze assopite d’oltre oceano, come se un vento nuovo fosse nato, un vento di uguaglianza e libertà.
Se sei il Presidente degli Stati Uniti non sarai mai esonerato completamente dai compromessi, non sarai mai chiamato a scelte facile, e non sarai mai risparmiato dalle critiche. Ma credo fermamente negli uomini di buona volontà, nella possibilità che ci siano ancora persone, anche a livelli tanto alti, che possano realmente operare bene per il bene. C’è un bisogno assoluto di questo.
E oggi getto via la disillusione per affermare forte che voglio crederci anche io, credere in quest’uomo, credere nelle sue parole, nella sua possibilità. In un uomo che finalmente chiama il cambiamento possibile, di chi ha saputo mettere da parte frasi fatte e considerazioni troppo comode, troppo facili, toppo semplicistiche, sbarazzandosi dello stereotipo-impossibile; di fatto scegliendo di non nascondersi dietro alla retorica, ma guardando avanti con lo sguardo e l’intenzione di chi crede nel futuro, in un futuro migliore. E allora io dico non aspettiamoci miracoli d’accordo, ma diamo fiducia a chi cerca di cambiare in meglio.
Ancora una volta, che Dio ti accompagni e ti guidi in questo lungo viaggio ai vertici del potere e fino in profondità al cuore della coscienza e della giustizia.
«On some positions, cowardice asks the question, “Is it safe?”, expediency asks the question, “Is it politic?”, and vanity comes along and asks the question, “Is it popular?”; but Conscience asks the question “Is it right?”; and there comes a time when one must take a position that is neither safe, nor politic, nor popular, but he must do it because Conscience tells him it is right.»
[Martin Luther King]
Yes World, we hope, we want, we can.

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