Io che non amo le carte da parati plastificate che ora va tanto di moda appiccicare alle pareti di stanze riempite da talmente tanti oggetti da non riuscire più neppure ad entrarci, a respirarci; io che non voglio comprare un materasso in lattice come fosse l’unico rimedio valido per dormire bene, manco uno dovesse dormire sui carboni ardenti in alternativa. Io che sì, vorrei imparare ad usare la notazione inversa polacca ma non trovo mai il tempo per farlo, io che a dieci anni al mare saltavo sugli scogli e che ora devo evitare di annegare in un bicchiere d’acqua. Sì, proprio io che mi ripropongo di fare vacanze da sogno, di andare a studiare all’estero, di correre sessanta minuti filati e fermarmi senza fiatone, io che voglio salire le scale quattro gradini alla volta ma non lo faccio mai per paura di cadere, io che preferisco la luce del sole ma sono costretta ore sotto una lampadina che mi fa compagnia mentre, libro alla mano, cerco di capire per quale dannata congiunzione astrale il K2SO4 può ritenersi dissociato in tre ioni. Sì certo, sempre io che se qualcuno a dieci anni mi chiedeva cosa avrei fatto da grande, mi si illuminavano gli occhi e rispondevo quello che rispondo oggi, oggiesempre, perchè non riuscirei mai a vivere senza sogni e non mi perdonerei mai di non aver provato a realizzarli. Esatto io, io che credo in valori sacri quali la famiglia e l’amicizia, io che se ridi rido insieme a te, io che se piangi non scappo ma ti offro una spalla su cui farlo e tutto il tempo per ascoltarti e cercare di aiutarti, io che sono io anche e soprattutto per questi valori. Ancora io, che ho preso porte in faccia e colpi bassi, io che a volte somiglio ad una Ferrari con il freno a meno tirato e altre volte sogno un po’ meno grip e un pizzico di chattering per vedere cosa si prova a correre e vincere anche quando ti scappa il posteriore e la gomma davanti è alla frutta. Io che quando entrai la prima volta in quella Facoltà la sentii mia e io che oggi prego quella Facoltà affinchè non mi volti le spalle e affinchè non sia io a voltare le spalle a lei. Sì, io che rimango affascinata dal silenzio della luna e dalla libertà del vento, io che nel sorriso di un bambino vedo il senso della vita, io che preferirei vocabolari di numeri e una quantità infinita di alfabeti. Io che oggi e sempre dico e ribadisco che la vita è un viaggio sacro e meraviglioso.

3 comments
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16 Luglio, 2008 a 6:07 pm
questavita
Questo è molto bello; ma in che facoltà stai, attualmente?
Se mi permetti un giudizio stilistico, io avrei alleggerito il post da tutta l’autoreferenzialità che i “io”, “ancora io”, “sì io” vanno a creare. Per il resto, lo trovo ben fatto e fossi in te lo utilizzere per una pagina di about me (presente come si usa?).
saluti,
J.
PS: correggi il refuso Ferrai, manca una ‘r’.
16 Luglio, 2008 a 11:18 pm
acquadifonte
@questavita: L’uso di numerosi “io”, “ancora io”, è chiaramente voluto; grammaticalmente non ideale certo, ma proprio stilisticamente necessario.
Quella di utilizzare questo post in una pagina del tipo “about me” non è una cattiva idea, avevo già pensato di farlo.
Mi fa piacere che il post ti sia comunque piaciuto
P.S. Mi ero persa una “r”, ora è tornata ad essere “Ferrari”, thanks
17 Luglio, 2008 a 10:33 am
questavita
prego