Ora, adesso, oggi

 

Mi sento come una che finito il proprio percorso di formazione si è resa improvvisamente conto che forse avrebbe voluto fare altro nella vita, e che magari avrebbe voluto farlo altrove. Amo questo Paese e questa città, e nonostante quest’ultima sia abbastanza grande da poter scendere in strada e non conoscere nessuno, a volte mi va’ stretta; stretta come un paio di scarpe troppo piccole.

                                    

 

Ma accanto a questo, ora, adesso, oggi, capisco che realmente c’è altro. Il potenziale. La gioventù, il talento; il potenziale. La possibilità, la fortuna, di poter scegliere. Il rendersi conto che i se e i ma non contano nulla, perché la vita è ora e va vissuta sfruttando quella potenzialità, cercando di capirla; con paura forse, ma con coraggio.

 

Lo stesso che ci permette di chiamarci liberi, lo stesso che ci lascia la possibilità di decidere, il medesimo che è frutto di lacrime e sudore, quello che ci dice chi siamo, da dove veniamo, e che ci ricorda in ogni istante che siamo solo noi a scegliere dove vogliamo andare. Senza rifugiarsi in comodi convenzionalismi, senza nascondere la testa dietro quel muro di ignoranza che più o meno consapevolmente viene costruito ogni giorno al solo scopo di potersi scrollare di dosso responsabilità e impegni. L’onere e l’onore di scegliere. L’onere e l’onore di poter sfruttare quella potenzialità.

 

E allora mi dico ora, adesso, oggi, che arrivare un giorno a dire che avrei voluto fare altro e magari altrove, ha poco senso; sarebbe come non frenare quando sai benissimo e con il necessario preavviso che stai andando a sbattere. E’ rimanere a guardare, è far decidere al caso. E’ non fare il passo successivo. Bisogna guardare oltre e provare. Perché è meglio provare e non riuscire che non riuscire a provare.

 

E non è che tutto ciò fino a questo istante non mi fosse chiaro. Solo che a volte ci vuole qualcuno o qualcosa che te lo ricordi. Dettagli li chiamo io; o semplicemente benevola casualità. Una cosa, questa sì: quanto scritto in questo post è interamente dedicato a chi ha realizzato il film Lions for Lambs, e a chi, ogni giorno, ha il coraggio di fare il passo successivo, permettendo a noi, di chiamarci liberi.

 

C’è chi in questo film ha visto uno schierarsi politicamente. Io, che di politica non mi interesso e che non sto parlando di politica, non ho preso in considerazione questo aspetto neanche per un secondo. Non parlo di politica. Non è questo che mi importa, non è questo che ha importanza. Quanto da me scritto è super partes, non riguarda nessuno schieramento. Ho semplicemente colto un personale insegnamento per la vita di tutti i giorni, per le giornate qualsiasi che qualsiasi non sono mai.

 

Parlo dell’onere e dell’onore di poter sfruttare quella potenzialità, ovvero il talento che ciascuno ha nei più svariati campi; di avere il coraggio di utilizzarlo nella vita di tutti i giorni, in cui problemi piccoli sembrano insormontabili, ma che è la stessa vita che ci appartiene e che è il bene più prezioso che abbiamo; la stessa in cui è sempre meglio provare e non riuscire che non riuscire a provare.

 

Grazie infine, lasciatemelo dire, a quello che da anni reputo il miglior attore e regista, nonché uno dei produttori maggiormente impegnati, del cinema mondiale. A lui, inoltre, un ringraziamento per aver istituito il Sundance Institute e il Sundance Film Festival, per la fiducia e l’entusiasmo che con essi da anni dimostra nei confronti dei giovani: grazie a Charles Robert Redford Junior.

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