Ci credo ancora

 

Senti senti cosa mi capita sottomano stamattina; il seguente articolo, preso da LASTAMPA.it:

                                                                                                    

NEWS

20/3/2008 - L’ACCUSA DEI DOCENTI

 

I prof contestano

 

i Liceali di Valsecchi

 

 

 

“Nella fiction rappresentati come macchiette” Il produttore: “L’Italia è piena di ragazzi traumatizzati dalla scuola”

 

SIMONETTA ROBIONY

 

ROMA
«Noi non siamo così. I vostri professori sono macchiette. Molti di noi credono nel mestiere che abbiamo scelto. Voi salvate solo il protagonista, il professore di Tirabassi, ma ne fate un povero sfigato venuto da un paese che ancora si illude di poter cambiare la società. Non è giusto». La nuova fiction I liceali (sei puntate
della Taodue di Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt in onda dal 23 su Joi-Premium Gallery di Mediaset e da maggio in chiaro su Canale 5) non è piaciuta affatto agli insegnanti veri, per lo meno alla professoressa di Roma che ha accompagnato i suoi allievi a vedere la prima puntata della serie. Certo la rappresentazione, anche se in chiave lieve, è assai poco edificante: al centro la scuola che non sa più insegnare, gli studenti che non vogliono più imparare, le classifiche europee sull’apprendimento scolastico che mettono i ragazzi italiani agli ultimi posti, la pioggia di insufficienze quest’anno nel primo quadrimestre, e poi l’italiano dimenticato, la matematica ignorata, la storia strapazzata e confusa. Valsecchi assicura che si è ispirato a fatti reali per ogni singolo episodio: «L’Italia è piena di ragazzi traumatizzati dalla scuola». Il protagonista Giorgio Tirabassi è d’accordo: «Gli anni di scuola sono stati i più brutti della mia vita. Ero un asino». La protagonista Claudia Pandolfi no: «Io andavo benino».Pensata da Valsecchi e dal suo gruppo specializzato in fiction toste che partono dalla cronaca, dopo il successo in sala dei film per adolescenti da Tre metri sopra il cielo a Notte prima degli esami, ha trovato la sua forma in una sceneggiatura curata dalla «Motorino Amaranto» di Paolo Virzì e rivista, anche se non firmata, dallo stesso regista. Tirabassi è un professore di italiano paracadutato da un istituto di paese a uno dei licei più snob della capitale dove il candido entusiasmo per la sua missione di docente finirà per contagiare non solo gli alunni ma anche gli altri docenti. Claudia Pandolfi è un’insegnante di storia dell’arte, mortificata dall’indifferenza con cui gli studenti ascoltano le sue lezioni. Accanto a loro il preside Gigio Alberti troppo preso dalle tresche amorose per badare all’istituto, la supplente di francese Diane Fleri che ne è diventata l’amante, il bidello Lele Vannoli, memoria storica della scuola, il professore di greco Ivano Marescotti che distribuisce tre a tutti per mantenere l’ordine e la disciplina. E poi ci sono i ragazzi: la figlia del professor Tirabassi che fa fatica ad ambientarsi a Roma, il leader della classe ricco, bello, arrogante che disprezza gli insegnanti considerati dei morti di fame, i gregari che cercano di compiacerlo, l’introverso con madre turbata che suona la chitarra, il bruttino grande esperto di computer, lo spensierato dalla parlatina schietta e diretta, i fidanzatini che si scambiano un bacio ogni 3 minuti e 45 secondi, l’impegnata che sogna Che Guevara mentre gli altri sognano la Lamborghini. La regia è di Lucio Pellegrini, uno dei tanti che all’epoca si rifiutò di dirigere Notte prima degli esami.

 

Avete letto? Ebbene, voglio esporvi le mie spontanee personalissime considerazioni al riguardo. Quello che mi fa davvero restare a bocca aperta sono le lamentele riguardo a questa serie televisiva.

Può non essere di gradimento, certo, ma la scuola non ha forse cose più importanti di cui occuparsi?

C’è forse qualcosa di sbagliato nel rappresentare una scuola imperfetta, nella quale c’è il ‘secchione’ così come c’è purtroppo, e sottolineo purtroppo, il bullo; dove c’è il sognatore, lo svogliato, l’educato, l’arrogante, il maleducato, il simpatico? C’è qualcosa di più reale di questo, oggi più che mai?

Signori miei, ma nell’organizzazione-scuola c’è qualcosa di sbagliato. C’E’. Non so bene cosa vediate voi, ma le cose all’interno dell’ambiente scolastico vanno male. La scuola è diventata ormai un’azienda in cui regna sovrana la totale sbagliatissima convinzione che più promossi equivalgono a dire più cultura, che più 2 o 3 sul registro siano sinonimo di maggior ordine e disciplina.

 

E se invece di pensare ad una serie televisiva (e sottolineo peraltro televisiva, in quanto questo implica caratteristiche e necessità specifiche), ci si preoccupasse di far tornare la scuola semplicemente quello che dovrebbe essere? La scuola dovrebbe essere una palestra di vita, un posto in cui si insegna con passione e serietà, un punto di incontro tra culture, tra modi di pensare diversi. Un luogo dove c’è armonia nel comune intento di crescere, apprendere, con quella sete atavica di conoscenza e con quella curiosità che (s)muovono il mondo e la coscienza.

 

La maleducazione nella scuola c’è, non sto qui a dirvi il contrario. E questo è uno di quegli aspetti che andrebbero senza dubbio rivisti e corretti; ma forse è anche uno di quegli aspetti che dovrebbero partire dalla famiglia, non credete? L’educazione in senso stretto è da lì che dovrebbe partire.

Allora forse non sarà che è proprio la società a dover cambiare, modificarsi, migliorare, andare a ripescare quei valori smarriti, strattonati, calpestati?

 

Perché risentirsi tanto per un lavoro televisivo che vuole sottolineare come alle volte la passione per il proprio mestiere di un professore possa contagiare di entusiasmo, voglia di fare e positività, anche colleghi e studenti?

Tra l’altro questa ‘pessima’ visione della scuola che taluni dicono esserci in questa serie, siamo proprio sicuri che non rispecchi una situazione realmente pessima della scuola (quella vera), in quanto ad esempio a bullismo e apatia?

E siamo sicuri che invece l’entusiasmo e la voglia di fare del personaggio interpretato da Giorgio Tirabassi non rispecchi una reale condizione di molti insegnanti che ogni giorno cercano di svolgere nel migliore dei modi il proprio mestiere?

Perché io credo che l’obbiettivo di questa serie sia proprio quello di mettere in luce che c’è ancora molto da insegnare, che ci sono studenti che hanno voglia di imparare, che si può crescere, che si può migliorare; che ci sono professori che in tutto questo credono fortemente.

 

Il problema è che tale professore ‘ancora si illude di poter cambiare la società’?

Davvero è questo il problema?

Strano perché io pensavo che non fosse proprio un’illusione, ma un obbiettivo serio, un ideale da perseguire, qualcosa in cui credere, per la quale impegnarsi, qualcosa di possibile, con la voglia reale di cambiare in meglio; nutrire speranza in questo è un’ingiustizia? NON E’ GIUSTO questo?

Io credo che nulla di più giusto ci sia nello sperare che le cose nel mondo migliorino; nel mondo e quindi nella società, e perciò nella famiglia, e di conseguenza anche nella scuola.

 

Ho conosciuto professori che mi hanno trasmesso realmente la serietà e l’entusiasmo verso un lavoro troppo spesso poco considerato. Persone che entrano a scuola la mattina con il sorriso, e quando alla fine delle ore di lezione escono, con le loro parole hanno smosso di sicuro qualche coscienza, suscitato riflessioni, acceso la curiosità e la voglia di lavorare seriamente. Questo accade. E bisogna credere in questo.

 

Una volta, lo ricordo ancora, fu indetto uno sciopero generale, e in tutta scuola eravamo solo due studenti, solo in due; e alcuni professori.

Guardai a lungo quei corridoi e quelle aule vuote quel giorno. Niente studenti, niente professori; e in quell’istante mi fu chiarissima una cosa: non c’è scuola al mondo che possa fare a meno dell’una o dell’altra componente.

Scuola vuol dire professori e alunni. Non solo alunni, non solo professori. Vidi quel giorno una scuolanonscuola.

 

E pensai che lì lavorava tutti i giorni il futuro di questo Paese e del mondo; pensai che la collaborazione tra studenti e professori rappresentasse una parte delle fondamenta di quel futuro.

Ci credo ancora.

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2 Risposte a “Ci credo ancora”

  1. ust Dice:

    …………………….. e non dico altro! Con affetto. Il tuo ex prof. Gaetano

  2. acquadifonte Dice:

    @ust: Grazie del commento Gaetano, lo apprezzo molto; anche perchè nessuno meglio di te può capire cosa dico.
    Un saluto :-)

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